akragas
la valle degli dei


Immersa in un paesaggio di rara bellezza, fra ulivi secolari, mandorli e macchia mediterranea, la Valle dei Templi è ciò che resta della fiorente città di Akragas, fondata nel  VI sec. a.C. da coloni provenienti dalla vicina città di Gela e da Rodi. La città fu edificata sopra un vasto altopiano cinto da due fiumi e delimitato, a nord, dal Colle di Girgenti e dalla Rupe Atenea, a sud, da un lungo costone da cui ancora oggi spiccano le mirabili architetture dei templi dorici. A differenza delle Polesis della madre patria, l’antica Akragas non concentrava i suoi edifici di culto, i templi, sopra un’acropoli. Essi piuttosto punteggiavano, come le gemme di un diadema, il perimetro della città. Per quanto riguarda i santuari costruiti sui colli a nord, quelli più arcaici , dedicati ai numi tutelari della polis, Zeus Atabyrios,  Zeus Polieus e Athena Polias, ci restano i cenni di Polibio (II sec. a.C.) e forse il basamento d’un tempio sottostante alla Chiesa di Santa Maria dei Greci, nell’attuale centro storico della città. Pertanto, è sul balcone rivolto al mare che ci aspettano le vestigia del glorioso passato di Agrigento: la Valle dei Templi, patrimonio UNESCO, sublime testimonianza di una delle più importanti colonie greche d’Occidente, fonte d’ispirazione per letterati e viaggiatori, da Pindaro a Guy de Maupassant.

A partire dal XVIII secolo, infatti, l’imponenza monumentale di rovine greche così ben conservate, inserite in uno scenario naturale senza pari, fecero della Valle dei Templi una tappa irrinunciabile del Grand Tour. Goethe, Riedesel, Houel, Stolberg, Dumas, Friedrich e tanti altri viaggiatori giunsero qui numerosi alla riscoperta delle tracce della civiltà classica dedicandovi opere, bozzetti e pagine memorabili. “Seduti lungo la strada che corre ai piedi del costone sorprendente, si rimane a sognare dinanzi a questi stupendi ricordi del più grande dei popoli artisti. Sembrano eretti nell’aria, in mezzo ad un paesaggio magnifico e desolato… Loro, i templi, eterne dimore degli dei”.

Con queste parole, nella primavera del 1885, Guy de Maupassant descriveva la Valle dei Templi nel suo Viaggio in Sicilia. Quello stesso “costone sorprendente” che 19 secoli prima Virgilio citava in un passo dell’Eneide per celebrare l’imponenza delle mura di cui la città era cinta: “Arduus inde Acragas ostentat maxime longe moenia” (“Di là, l’alta Akragas mostra le sue elevatissime mura”). La Polis, dunque, aveva due sistemi di difesa. Uno era naturale, formato dai due colli e dai due fiumi, l’Akragas e l’Hypsas, che attorniavano la città per poi confluire in prossimità della foce dove sorgeva l’antico porto, oggi  San Leone: la marina di Agrigento.

L’altro era invece fabbricato: le creste rocciose erano in vari punti sapientemente integrate da possenti mura, con torri di difesa e porte d’accesso, dalle quali spiccavano i Templi. La maggior parte di essi furono eretti circa un secolo dopo la fondazione della città. Il 480 a.C. è, infatti, una data cruciale, sia per la storia di Akragas sia per tutto il mondo Greco: due battaglie epocali videro i greci della madre patria e i greci di Sicilia impegnati, su opposti fronti, per guadagnare la supremazia del Mediterraneo. Mentre Temistocle, dopo l’eroico sacrificio di Leonida, piegava le armate di Serse nella battaglia navale di Salamina, gli eserciti alleati di Terone di Agrigento e Gelone di Siracusa infliggevano una pesantissima sconfitta ai cartaginesi nella pianura di Himera, vicino l’attuale Termini Imerese (Palermo).

Una vittoria schiacciante che procurò alla città un favoloso bottino e migliaia di schiavi per la manodopera. Queste ingenti risorse, unite alla volontà di ringraziare gli dei per la vittoria ottenuta, condusse Akragas ad avviare un imponente piano di costruzione d’opere pubbliche ed edifici di culto. Proprio in quegli anni l’ingegnoso architetto Feace progettò una mirabile rete di acquedotti sotterranei (ipogei) che garantivano una efficiente distribuzione delle acque alla città sboccando poi nella Kolymbethra: una strepitosa piscina abbellita da cigni, usata come vivaio per i pesci, ed oggi incantevole giardino gestito dal FAI in cui si possono visitare ancora qualcuno degli “Acquedotti Feaci”.

Sotto la signoria di Terone la città conobbe il suo massimo splendore attirando la presenza di grandi poeti greci come Pindaro, Mida ed Eschilo. Fiorirono l’agricoltura, il commercio, la filosofia e soprattutto le arti come testimoniano i magnifici reperti custoditi nel Museo Archeologico“Pietro Griffo”. Dopo la morte di Terone la città, sotto la guida dell’illustre filosofo agrigentino Empedocle, si dota di un ordinamento democratico durato sino a quando una nuova minaccia giunse all’orizzonte. Nel 406 a.C. i cartaginesi, dopo mesi d’assedio, conquistano la città devastandola vendicando nel sangue e nel fuoco la sconfitta subita quasi un secolo prima.

Dopo un periodo di decadenza Akragas risorge nel 339 a.C. per mano del generale Timoleonte. Un abilissimo stratega venuto da Corinto per governare Siracusa e che strappa Agrigento al giogo cartaginese. La città rifiorisce di nuovo come testimoniano i resti ellenistici del Teatro di Agrigento. Dopo alterne vicende, fra democrazia e tirannia, nel 210 a.C. la storia di Akragas entra a far parte di quella più vasta di Roma antica diventando Agrigentum. La città conosce altri secoli di prosperità come polo economico-amministrativo di un vasto territorio. All’età romana sono riconducibili le belle abitazioni del Quartiere Ellenistico-Romano, i resti di un tempio su podio a ridosso del Museo Archeologico “Pietro Griffo” ed alcuni altri edifici.

Tramontata la potenza di Roma, dopo decenni di scorrerie, giunsero i Bizantini: i romani d’oriente guidati dal generale Belisario conquistano nel 535 d.C. la Sicilia. La città nei secoli si ridimensionò e progressivamente andò spostandosi sul Colle di Girgenti, dove si sarebbe sviluppata poi la città medievale e moderna. Non è chiaro quando l’abitato cominciò a ritirarsi verso la collina lasciando pian piano trasformare l’area dei Templi in una vasta necropoli paleocristiana. Si suppone che questo lento processo si compì fra l’VIII e il IX secolo d.C. E’ certo, invece, che sul Colle si sviluppò la fiorente Kerkent: il nome che Agrigento assunse nell’ 840 d.C. sotto il dominio Arabo. Del periodo Arabo restano varie tracce, sia nella vita quotidiana, sia nei  tanti vicoletti di “Girgenti”: il centro storico di Agrigento.

Punti d'Interesse dell'Area Archeologica

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