Personalità

L’opera e il teatro di Pirandello

La Casa di Pirandello e il Teatro Pirandello sono tra le più grandi attrazioni di Agrigento, città natale di un premio nobel per la letteratura. Luigi Pirandello nacque in una notte d’estate del 1867 in una contrada di Agrigento, prospiciente il mare, chiamata “Caos”:  pressappoco un pronostico del suo pensiero e della sua opera. Iscrittosi alla facoltà di Lettere di Roma ultimò i suoi studi a Bonn con una tesi sul dialetto agrigentino. Tornato a Roma frequentò gli ambienti letterari, collaborò con riviste e quotidiani e nel 1901 pubblicò “L’esclusa”: il suo primo grande romanzo. Il fallimento di una grande miniera di zolfo appartenente al padre segnò la rovina finanziaria dell’intera famiglia.

I gravi problemi economici e personali, aggravati dall’esordio di una psicosi della moglie, lo spinsero a intensificare le collaborazioni con la stampa e ad immergersi nella scrittura. Nel 1904 uscì a puntate sulla “Nuova Antologia” il suo romanzo “Il fu Mattia Pascal”. Nel 1908 venne pubblicato l’importante saggio su “L’umorismo” ma fu il decennio fra il 1910 e il 1920 ad essere il più prolifico: Pirandello scrisse poesie e molte novelle, ne riadattò alcune in atti unici, stese e rappresentò alcuni dei suoi capolavori teatrali quali “Liolà”, “Così è se vi pare”, “Il berretto a sonagli”. Di questo periodo è anche il celebre romanzo “I vecchi e i giovani “(1913). Ma il vero successo teatrale di Pirandello arriva nel 1921 con i “Sei personaggi in cerca d’autore“.

Il teatro lo assorbì completamente e nel 1925 assunse la direzione della Compagnia del “Teatro d’Arte” dove conobbe Marta Abba: promettente attrice, di oltre 25 anni più giovane di lui, alla quale rimase legato fino alla morte. Nel frattempo aveva pubblicato, dopo quindici anni di duro lavoro, un altra pietra miliare della sua carriera: “Uno, nessuno e centomila”. Il suo straordinario talento fu consacrato nel 1934 quando vinse il Premio Nobel per la letteratura. Luigi Pirandello morì a Roma il 10 dicembre del 1936. Secondo le sue disposizioni testamentarie il suo corpo venne cremato e tumulato in una rozza pietra fra le campagne della sua Casa Natale, vicina all’odierna Porto Empedocle.

A lui fu intitolato il magnifico Teatro ottocentesco sito nel centro storico di Agrigento. Pirandello fu coetaneo di Freud, padre della psicoanalisi, e respirò l’aria dell’esistenzialismo di Jean Paul Sartre. E tuttavia, senza mai incontrarli, il problema dell’identità individuale, costretta a districarsi tra aspirazioni personali e convenzioni sociali, occupò con medesima profondità le sue riflessioni. Un esempio emblematico è “Il fu Mattia Pascal”: un romanzo il cui titolo anticipa la bizzarra condizione del protagonista,  ridotto a definire  la propria identità in rapporto alla propria morte inventata. Mattia è uno “forestiero” della vita, vive le convenzioni sociali come intralci alla propria realizzazione. E dopo aver provato, invano, a rifarsi una nuova vita ed una nuova identità, tenta di tornare alla vita precedente ma fallisce trovandosi davanti ad uno “scacco matto” esistenziale. L’unica identità che rimane al protagonista è quella paradossale del sé “defunto”, del “fu” Mattia: un sopravvissuto a se stesso con un’identità esiliata in un limbo tragicomico.

Analoghi paradossi tessono il filo rosso che collega le altre opere. Basti pensare a “Così è se vi pare”, e, in particolare, all’“Enrico IV” dove la pazzia del protagonista –vera all’inizio e poi simulata- è l’occasione di una radicale e catartica libertà. Quella di sbattere in faccia agli altri la loro incapacità di vivere al di là delle “maschere” e dei ruoli socialmente definiti, una libertà che fa della pazzia un alibi di cui il “Re” non riesce più a fare a meno e che userà per consumare impunemente la propria vendetta. La crisi dell’uomo odierno, dall’identità liquida – come direbbe Zygmunt Bauman –  e continuamente sedotta dalla possibilità di poter essere, grazie alle nuove tecnologie, “uno, nessuno e centomila” fanno di Pirandello un interprete più che contemporaneo. Visitare i luoghi pirandelliani significa entrare in contatto profondo con la vita e l’opera di questo gigante della letteratura, oggi più che mai drammaticamente attuale.

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