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Turismo Letterario

Un tour letterario ad Agrigento, alla scoperta dei luoghi che hanno ispirato le opere di grandi scrittori e poeti è un viaggio assolutamente da fare. Agrigento, infatti, è terra d’illustri letterati che hanno regalato al mondo pagine memorabili. Pagine da cui affiorano i luoghi e i paesaggi da cui hanno tratto ispirazione: percorrendoli scoprirete l’emozione d’un viaggio all’interno d’un territorio dalla grande tradizione letteraria come il nostro. “Una notte di giugno caddi come una lucciola, sotto un pino solitario, in una campagna d’olivi saraceni, affacciata agli orli d’un altopiano, d’argilla azzurre, sul mare africano”: il nobel per la letteratura Luigi Pirandello nacque nel 1867 in contrada Caos fra Agrigento e Porto Empedocle. La “Casa Museo Luigi Pirandello” è oggi il fulcro del parco letterario a lui dedicato: luogo che attraverso cimeli, foto e scritti originali, narra la vita del celebre drammaturgo agrigentino. Pirandello ha messo in scena il “caos” che agita la vita d’ogni uomo. Un” Caos” che cova non solo nel mondo interiore ma anche nel sociale e nella  miseria delle classi più deboli: “Ciàula scopre la luna” è, in tal senso, uno degli scritti più emblematici.

Il tema delle sperequazioni sociali è stato ripreso da un’altro illustre letterato agrigentino: Leonardo Sciascia. Sciascia nacque nel 1921 a Racalmuto e negli anni ‘50 ha raccontato con lucida analisi le mille contraddizioni della Sicilia, anche se storie come il “Giorno della Civetta” stimolano riflessioni di respiro nazionale e di grande attualità. Presso la “Fondazione Leonardo Sciascia” si custodiscono circa 2000 volumi, una pinacoteca e scritti originali dello scrittore, mentre lungo la via principale, una statua realizzata dal talentuoso scultore Giuseppe Agnello,  lo ritrae mentre passeggia per strada. Visitando, invece, il centro storico di Palma di Montechiaro e di Santa Margherita Belice potrete rintracciare gli ambienti di “Donnafugata” descritta nel celebre romanzo “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Infatti, il Palazzo Ducale di Palma di Montechiaro e il Palazzo Filangeri-Cutò di Santa Margherita Belice, seppur ubicati ai limiti opposti della provincia di Agrigento, sono appartenuti entrambi alla nobile famiglia dello scrittore. Queste sontuose dimore ispirarono il “Palazzo Salina”: la principesca residenza narrata nel suo romanzo e magistralmente trasposta nel film del 1963 di Luchino Visconti, con Burt Lancaster e Claudia Cardinale. Dopo il sisma del 1968, ciò che rimane del Palazzo Filangeri-Cutò è divenuto il “Parco-Museo Letterario del Gattopardo”. Ogni estate, a luglio, nel giardino di questo palazzo ha luogo il prestigioso Premio letterario Internazionale “Giuseppe Tomasi di Lampedusa”.

In un’ala del Palazzo si possono ammirare scritti originali, documenti e foto d’epoca dello scrittore. Uno dei passaggi più celebri de “il Gattopardo” è quello in cui Don Fabrizio spiega a Chevalley l’indolenza tipica dei siciliani: “noi Siciliani siamo stati avvezzi da una lunghissima egemonia di governanti che non erano della nostra religione, che non parlavano la nostra lingua, a spaccare i capelli in quattro. Se non si faceva così non si sfuggiva agli esattori bizantini, agli emiri berberi, ai viceré spagnoli. Adesso la piega è presa, siamo fatti così. (…) Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee”. In quest’ultimi anni, un altro noto scrittore, nato a Porto Empedocle, narra con ironia le abitudini, il linguaggio e i gusti dei siciliani: è Andrea Camilleri con il suo celebre “Commissario Montalbano”, sempre alle prese con intricati casi da risolvere fra Vigata (Porto Empedocle) e Montelusa (Agrigento). Nell’area del Porto e lungo la via Roma del centro empedoclino è facile rintracciare l’essenza della “Vigata” letteraria, i sapori della cucina di Montalbano e scorgere nei personaggi letterari descritti, il dialetto, le espressioni, i gesti della gente di Porto Empedocle. Di fianco al porto c’è la Torre di Carlo V: un fortilizio difensivo del’500 che in epoca borbonica divenne spietato carcere come ci svela lo stesso Camilleri ne “La strage dimenticata”. Oggi sede di mostre ed eventi culturali, la torre ospita alcuni antichi cannoni recuperati in mare e vari reperti.

La meravigliosa Scala dei Turchi, a pochi chilometri da Porto Empedocle, non poteva non ispirare i romanzi di Andrea Camilleri. Essendo completamente bianca la Scala dei Turchi assume varie tonalità nei diversi momenti della giornata: color grigio perla all’alba, bianco abbagliante nelle ore centrali della giornata, arancio e violaceo al tramonto. Uno spettacolo descritto in uno dei romanzi più celebri di Camilleri “La prima indagine di Montalbano”: “Montalbano si sentì sturduto dall’eccesso dei colori, vere e proprie grida, tanto che dovette per un attimo inserrare l’occhi e tapparsi le orecchie con le mani. C’era ancora un centinaro di metri per arrivare alla base della collina, ma preferì ammirarla a distanza: si scantava di venirsi a trovare nella reale irrealtà di un quadro, di una pittura, d’addivintare lui stesso una macchia – certamente stonata – di colore. S’assittò sulla sabbia asciutta, affatato; e accussì stette, fumandosi una sigaretta appresso all’altra, perso a taliare le variazioni della tinteggiatura del sole, via via che andava calando, sui gradoni più bassi della Scala dei Turchi”.

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